Come sviluppare la sostenibilità in edilizia?

APPROFONDIMENTI TEMATICI

Come sviluppare la sostenibilità in edilizia?

17/06/2024

La formula, per GSE General Contractor, parte da brownfield e ricerca sui materiali. Dall’abbattimento delle embodied carbon alla riqualificazione dei terreni, sono queste le priorità della ricerca di GSE Italia, che sta effettuando i test per un nuovo calcestruzzo che permetterà di ridurre notevolmente le emissioni di CO2.  

Infatti, la necessità di agire in modo deciso per invertire le tendenze antropiche che stanno mettendo a dura prova il nostro pianeta è sempre più stringente, in particolare per il settore delle costruzioni, responsabile di circa il 40% delle emissioni di CO2 a livello globale* e della perdita di suolo connessa a un’urbanizzazione sempre più spinta.

La nostra risposta è un impegno costantemente per abbattere l’impronta ambientale del proprio settore attraverso modelli di costruzione sostenibili basati sulla ricerca legata ai materiali e sul concetto di brownfield, ovvero il recupero di aree già edificate e dismesse, per risparmiare terreno verde.

Nel settore dell’edilizia industriale, i principali tipi di emissioni sono due: quelle operative, prodotte dai consumi energetici e quelle incarnate, ovvero causate dalla produzione dei materiali e dalle attività di costruzione.

Il Gruppo GSE è sempre più impegnato nello studio di nuove soluzioni e nella costruzione di relazioni con partner strategici, allo scopo di abbattere le une e le altre, ottimizzando costantemente i risultati ottenuti e concentrando i propri sforzi in particolare sull’adozione di sistemi costruttivi a basso impatto ambientale e sull’utilizzo di materiali sostenibili. Questo è possibile grazie a un’attività di ricerca continua, guidata dalla sede centrale di Avignone – e in particolare dal Dipartimento Qualità, Sicurezza e Metodi diretto da Mario Milanesi, il Dipartimento Innovazione ed il Dipartimento Sostenibilità coordinato da Céline Fontana – che investono uno sforzo costante nell’individuazione delle migliori soluzioni dal punto di vista qualitativo e ambientale.

La forza di un Gruppo internazionale è anche la possibilità di sfruttare una contaminazione virtuosa e trasferire know-how e spirito di innovazione dall’headquarter alle filali, e viceversa, implementando le best practice con un approccio cross-country. In questo senso, come avviene sistematicamente in Francia, anche GSE Italia ha già da tempo implementato per le fondazioni e pavimenti industriali nei propri progetti l’utilizzo del CEM III, un cemento ben noto, che oggi trova un posto in prima linea nella produzione dei calcestruzzi a basse emissioni di CO2, con meno di 200 kgCO2/m3 per una classe XF1 C30/37 (riduzione del 25% sui pavimenti industriali) e meno di 180 kgCO2/m3 per una classe XC2 C25/30 (riduzione del 20% per le fondazioni).

Una formulazione con calcestruzzo basso emissivo con utilizzo di CEM III è stata impiegata anche nella realizzazione dell’immobile commissionato da Vailog-Segro a Orbassano, contribuendo a un importante traguardo nella storia di GSE Italia che con questo progetto concorre, per la prima volta in Italia in ambito logistico, all’ottenimento della certificazione Zero Carbon by International Living Future Institute.

R&D e innovazione: le sperimentazioni di GSE sul CEM VI

L’Italia è stata scelta per promuovere un ulteriore passo in termini di innovazione. Un recente studio condotto nel nostro paese dal Dipartimento Qualità Sicurezza e Metodi di GSE ha permesso di individuare una soluzione ancor più performante in termini di qualità e sostenibilità con l’utilizzo di calcestruzzi che impiegano il nuovo cemento CEM VI, permettendo analoghe o migliori performance di riduzione di CO2, che possono arrivare ad un impatto di riduzione di un ulteriore 10% delle emissioni carboniche, a seconda dell’utilizzo per le diverse classi di resistenza e di esposizione. Questa sperimentazione è stata possibile grazie anche alle collaborazioni con Bekaert Europe, fornitore di nuove fibre più performanti; ID Concrete Srl che ha eseguito le prove di laboratorio e il campo prova per il pavimento industriale; Lafarge Francia, azienda produttrice del CEM VI.

Attualmente, CEM VI è in fase di sperimentazione, in attesa di una produzione più massiccia in ambito nazionale, per essere implementato nei progetti di GSE Italia.

“Se si vuole abbassare l’impronta ambientale del settore dell’edilizia è fondamentale promuovere la ricerca sui materiali, per individuare soluzioni che possano abbattere il carico di emissioni dovute alla produzione degli elementi costruttivi”, afferma Vincenzo Binetti, Senior Sustainable Building Engineer di GSE Italia. “Nel caso di CEM VI, si ha una riduzione di CO2 su due aspetti: sia nella produzione vera e propria, sia relativamente a quella contenuta nella miscela, considerando che la quantità di cemento impiegata è minore rispetto ad una miscela tradizionale”.

“Lavorare su un’offerta più sostenibile non deve, ovviamente, andare a discapito della performance”, afferma Sofia Lamberti, Responsabile QSM GSE Italia. “È a questo scopo che GSE effettua costantemente test come quello condotto  per verificare la qualità del CEM VI. In questo caso, ci siamo concentrati prima di tutto sull’individuazione della perfetta miscela per la pavimentazione industriale e abbiamo potuto constatare che compressione, flessione e indice di ritiro sono risultati conformi a quelli del cemento tradizionale. Dal punto di vista estetico, i risultati sono stati ottimi, con una finitura esterna identica a quella delle più comuni miscele. Dai test finora realizzati risulta una lavorabilità diversa dalle miscele tradizionali, comunque gestibile, che non incide negativamente sulle tempistiche di lavorazione dei pavimenti industriali”.

Non solo materiali: il brownfield e la salvaguardia del suolo

Per quanto fondamentale, la ricerca sui materiali non è l’unica strategia d’azione che GSE Italia mette in atto per promuovere una minor carbon footprint del settore. L’azienda, infatti, punta molto sulla costruzione in brownfield, ossia la scelta di costruire su zone precedentemente urbanizzate e poi dismesse, piuttosto che su terreni vergini o agricoli.

Dal 2020 a oggi, infatti, i progetti realizzati da GSE Italia su brownfield, hanno permesso di recuperare, in totale, oltre 1,1 milioni di m2 di terreno, salvando altrettante aree verdi dalla cementificazione.

* Report Legambiente “La decarbonizzazione delle costruzioni”, 2022

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